ELEZIONI ANTICIPATE?
- Francescapia Vivo
- 31 mag
- Tempo di lettura: 2 min
Il dubbio del governo
A seguito dei risultati del referendum sulla giustizia che ha segnato una sconfitta per il governo, la maggioranza è indecisa sul da farsi: tenere duro fino alle prossime elezioni o anticiparle per frenare l’avanzata del centrosinistra?
Un risultato inaspettato
Il referendum si è tenuto il 22 e 23 marzo 2026 e avendo come oggetto la separazione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri, la creazione di due CSM separati e di un’Alta Corte e il sorteggio dei membri di questi organi.I promotori sostenevano che queste misure avrebbero reso la giustizia migliore, con un giudice davvero terzo, e avrebbero combattuto le correnti interne alla magistratura accusate di avere legami con la politica.I contrari alla riforma, invece, affermavano che questa avrebbe indebolito la magistratura dividendola in due e sorteggiando il loro organo di autogoverno; ritenevano inoltre che non avrebbe risolto i veri problemi della giustizia.Nei primi sondaggi, svolti a dicembre, il “sì” era in forte vantaggio, ma man mano che la campagna referendaria diventava più tesa, il “no” ha iniziato a crescere, tanto che la premier Giorgia Meloni ha cominciato ad esporsi parecchio, insieme a molti rappresentanti del suo governo. Dall’altro lato le opposizioni sono state nette fin dall’inizio nel condannare questa riforma sostenute anche da molti intellettuali e giuristi. All’alba delle votazioni la partita era tutta da giocare coi sondaggi che indicavano i due schieramenti come sostanzialmente in parità.Fatto sta che alla fine dei conteggi, il “no” ha vinto col 53,7% contro il “sì” al 46,3%. L’affluenza è stata del 58,9%, quindi ad influire sono stati gli elettori che solitamente non partecipano alle consultazioni elettorali politiche.
Dimissioni e Primarie

Al referendum sono seguite alcune dimissioni: il sottosegretario alla giustizia Delmastro, il capo di gabinetto Bertolozzi e la ministra Santanché, coinvolti in scandali giudiziari o artefici di dichiarazioni compromettenti. La premier Meloni, dopo un risultato del genere, ha preferito fare un repulisti in vista delle prossime elezioni.
Parlando invece dell’opposizione, il centrosinistra è uscito rafforzato e subito sono iniziate le discussioni sulla leadership attraverso elezioni primarie. Il discorso principale ruota intorno al fatto che Giuseppe Conte, godendo di un alto livello di popolarità personale, potrebbe avere la meglio su Elly Schlein, che è la segretaria del partito più votato nella coalizione e che quindi molti considerano la candidata premier del Campo Largo. C’è poi chi, come la nuova sindaca di Genova Silvia Salis, crede che le primarie sarebbero divisive, palesando l’idea di un leader terzo ai partiti e alcuni propongono già il suo nome. Al centrosinistra quindi serve un po’ di tempo per organizzarsi, ma sarebbe fattibile, sull’onda del referendum, arrivare a contendersi le prossime elezioni con la Destra.

Il nodo elezioni anticipate
Si capisce ora il senso che avrebbero le elezioni anticipate: impedire che il governo si logori e che la Sinistra si unisca in vista del 2027. Infatti, in caso di vittoria, Meloni sarebbe nuovamente legittimata e anche più forte in parlamento rispetto agli alleati. Per ora però, sembra prevalere la linea più cauta, per cui le elezioni anticipate sarebbero un azzardo e basterebbe un rimpasto di governo per ripartire; d’altronde la maggioranza è molto solida e i sondaggi danno ancora il Centrodestra in testa, seppur in leggera flessione.
Andrea Mingo 5B
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