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Sognando il camice

Aggiornamento: 13 ore fa

Spesso pensiamo al futuro come qualcosa di lontano, ma io credo che il domani stia crescendo proprio qui, tra queste mura scolastiche. Esiste un momento preciso della giornata, in cui smetto di fissare la lavagna e inizio a vagare con la mente, mentre guardo fuori dalla finestra. Non è distrazione, ma è quell’istante in cui racchiudo la visione di tutti i miei sogni più grandi. Il più importante tra questi si chiama Medicina, che per me non significa solo indossare un “semplice” camice bianco, è molto di più, e penso che la caratteristica fondamentale per svolgere questa professione sia l’empatia.

Spesso ci dicono che il liceo sia solo una "preparazione", ma io credo, invece, che sia il campo di gioco, proprio per la nostra empatia. Avete presente quando un amico si confida con voi e sentite quell'impulso irrefrenabile di fare qualcosa per farlo stare meglio? Ecco, io vorrei trasformare quell'impulso in una professione.

Aiutare, per me, significa comprendere il dolore dell'altro e provare ad “addolcirlo” con la competenza, ma anche con la vicinanza.

Certo, la strada è in salita. So che mi aspetteranno pomeriggi infiniti sui libri (e forse qualche crisi esistenziale pre-esame), ma ogni volta che la stanchezza si farà sentire, penserò all'obiettivo finale: essere utile.

Essere quella differenza positiva nella vita di qualcuno.

Il mio "Dream" non è solo mio. È un invito a tutti voi che state leggendo questa pagina del giornale, tra un cambio d'ora e l'altro. Non studiamo per il voto sul registro, ma per l'impatto che avremo nel mondo, una volta varcato il cancello del nostro liceo per l'ultima volta.


Aurora Zurlo 4E


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