ANSIA: UN SEGNALE DA ASCOLTARE O UN OSTACOLO DA ABBATTERE?
- Francescapia Vivo
- 18 feb
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 13 ore fa
Chiedere aiuto ad un psicologo non è un segno di debolezza, ma un atto di coraggio e di rispetto verso se stessi.
Perché ci si rivolge ad una psicologa?
L’ambiente liceale e l’adolescenza costituiscono una fase cruciale, piena di cambiamenti nella vita di ciascuno. Tuttavia, questo periodo può creare stress, difficoltà e pressione, dovuti a continue aspettative. La figura dello psicologo è fondamentale come aiuto e guida in situazioni di disagio personale per affrontare difficoltà emotive e comportamentali.
Gli esempi più comuni di disagio emotivo sono: stati di ansia, stress, attacchi di panico, tristezza persistente, depressione, rabbia, senso di colpa, paura, difficoltà nelle relazioni sociali (in famiglia, con amici) o scolastiche, conflitti, separazioni, lutti, momenti di cambiamento o crisi, eventi traumatici, periodi di confusione o blocco, problemi alimentari, dipendenze (da sostanze, gioco, tecnologia), problemi di autostima o immagine di sé.
Un percorso con un professionista aiuta a migliorare la conoscenza di sé, ad accrescere la propria sicurezza e consapevolezza, a imparare strategie per gestire lo stress e a prendere decisioni importanti (nel lavoro, nello studio e nella vita personale) in generale, a migliorare la qualità della vita. Rivolgersi a uno psicologo è, quindi, un atto di prevenzione e un investimento nel proprio benessere e nella propria crescita personale.
Come si manifesta l’ansia nel contesto scolastico e quali sono i segni da non sottovalutare?
Per tutti quanti, specialmente per noi studenti, l’ansia è un fenomeno tanto diffuso quanto sottovalutato, capace di ostacolare, talvolta in modo critico, la quotidianità. Riconoscerne i segnali è il primo passo per comprenderla e affrontarla.
L’ansia non influenza un unico ambito, ma coinvolge contemporaneamente mente e corpo.
A livello emotivo, si traduce in paura di sbagliare o di essere giudicati, nel timore eccessivo di verifiche e interrogazioni, in una bassa autostima, che genera pensieri come "non sono capace" o "andrà male".
A questi si aggiungono segnali fisici inequivocabili: mal di pancia, mal di testa, nausea, tachicardia, sudorazione eccessiva, stanchezza frequente, tremori, tensione muscolare e disturbi del sonno.
I segnali comportamentali, invece, includono il rifiuto di andare a scuola o assenze frequenti, l’evitare interrogazioni o attività di gruppo, l’isolamento, il blocco mentale durante delle prove (anche se si è preparati) e un eccessivo bisogno di rassicurazione.
Infine, l'ansia si riflette anche sullo studio, che, pur presentando tempi lunghi, risulta poco efficace e può comportare un calo improvviso del rendimento; la paura del voto supera così l'interesse per l’apprendimento.
Possiamo identificare il tipo di ansia che ci sta bloccando?
L’ansia assume forme diverse a seconda del momento in cui ci colpisce e di come condiziona i nostri pensieri.
L’ansia anticipatoria nasce molto prima dell'evento temuto: è quella preoccupazione costante, che ci accompagna giorni prima di una verifica, portando con sé tensioni, insonnia e pensieri negativi.
Diversa è l'ansia da prestazione, che si verifica nel momento in cui ci sentiamo sotto esame. È la paura di essere valutati e di sbagliare (come un bisogno eccessivo di perfezionismo), che può portare a un vero e proprio blocco mentale: ci si ritrova a conoscere l'argomento, ma a non riuscire a parlare davanti al professore o a scrivere davanti al foglio bianco.
Quando questa paura diventa estrema e improvvisa, si determina un attacco di ansia o panico. In questi casi, il corpo reagisce con violenza, provocando tachicardia, fiato corto, tremori e vertigini, che possono verificarsi anche in classe durante una lezione.
Invece, l’ansia sociale riguarda il nostro rapporto con gli altri e si manifesta come un timore profondo del giudizio altrui e ci porta spesso a isolarci o a evitare situazioni di gruppo. Questo tipo di ansia comporta anche la scelta di non intervenire nei dibattiti in classe per la paura di sbagliare.
Ci sono strategie pratiche per ridurla?
Fortunatamente l’ansia è un fenomeno che può essere ridotto, trasformato in un segnale gestibile, se si è innanzitutto consci dei metodi per limitarlo e riconoscerlo. I metodi più efficaci sono:
- L’organizzazione: dividere il proprio tempo in piccoli obiettivi gestibili, ricorrendo a schemi, mappe e pause regolari per rendere il carico meno opprimente. Organizzarsi significa avere uno studio quotidiano e costante, evitando maratone all’ultimo minuto.
- La gestione dei pensieri: l’ansia nasce da pensieri negativi e anticipatori (“Andrà male”, “Non ce la farò…”), che vanno sostituiti con affermazioni più realistiche e incoraggianti (“Posso provarci”, "Ho studiato abbastanza”…). É fondamentale focalizzarsi sul momento presente e non perdersi in possibili futuri scenari tragici.
- Mente e corpo in equilibrio: Il benessere fisico è direttamente collegato alla salute mentale. Dormire a sufficienza, fare attività fisica regolare, praticare tecniche di rilassamento, tipo la respirazione lenta e profonda, sono strumenti potenti per abbassare il livello di tensione. Anche coltivare hobby e interessi personali al di fuori della scuola o praticare semplici attività piacevoli, come ascoltare musica o scrivere un diario, è indispensabile per rigenerarsi.
- Affrontare le paure e chiedere aiuto: La strategia più difficile, ma più efficace, è l'esposizione graduale alle situazioni temute. Iniziare con piccoli passi e festeggiare ogni piccolo successo aiuta a ricostruire la fiducia in sé. Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma un atto di coraggio e di rispetto verso se stessi. Condividere ciò che si prova con genitori, amici o insegnanti, o rivolgersi direttamente a a un professionista, è la scelta più matura per gestire una difficoltà che, se ignorata, può peggiorare.
dott.ssa Colizzi Ivana
Anita Romagna 3B

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