Il Calvario di Ostuni: tra storia e controversie
- Giulia D'Amico
- 23 mag
- Tempo di lettura: 3 min
Il Calvario di Ostuni è uno dei luoghi più importanti e significativi della città, non solo dal punto di vista religioso, ma anche storico e culturale.
Le sue origini risalgono al Settecento, quando venne realizzata una prima versione molto semplice costituito da un piccolo rialzo di terra con una croce in legno, costruito per ricordare la Crocifissione di Cristo. Questo primo Calvario si trovava in una zona diversa rispetto a quella attuale, ma con il tempo, a causa dei cambiamenti urbanistici della città, fu necessario spostarlo. Nel 1830 venne quindi ricostruito in un’altra area, nei pressi della chiesa della Madonna delle Grazie, dove iniziava a svilupparsi un nuovo quartiere.
La struttura che possiamo osservare oggi, però, risale al 1891. In quell’anno il Calvario fu riedificato in una forma più elaborata grazie alla generosità di alcuni cittadini, tra cui Donato Pomes e sua moglie Lucia Manelli, insieme a Vitantonio Colucci e ad altri fedeli. Da quel momento il monumento ha assunto un ruolo centrale nella vita religiosa della città: ancora oggi, infatti, tutte le principali processioni fanno tappa davanti al Calvario.
Dal punto di vista architettonico, il Calvario si presenta come una struttura elegante e ricca di decorazioni. Ha una forma particolare, simile ad uno spazio semicircolare delimitato da colonne e pilastri. Le decorazioni sono ispirate allo stile barocco, riconoscibile soprattutto nei dettagli ornamentali e nei motivi floreali. All’interno si trova un altare con il sepolcro di Cristo, che rappresenta il centro simbolico del monumento. In passato, le pareti erano decorate da affreschi realizzati nel 1910, che contribuivano a rendere l’ambiente ancora più suggestivo, ma purtroppo questi dipinti sono andati perduti nel tempo a causa del deterioramento.
Nel corso del Novecento il Calvario ha attraversato diversi momenti difficili. Ha subito danni, periodi di abbandono e anche atti vandalici. Già negli anni Venti si era reso necessario intervenire per proteggerlo e nel tempo sono stati effettuati vari tentativi di restauro. Uno dei più importanti risale al 1992, ma non è stato sufficiente a garantire una conservazione duratura del monumento, che ha continuato a deteriorarsi negli anni successivi.
La svolta è arrivata nel 2026, quando è stato realizzato un nuovo intervento di restauro che ha riportato il Calvario al centro dell’attenzione cittadina. Dopo oltre quarant’anni segnati dal degrado, il monumento è stato finalmente recuperato e restituito alla comunità il 30 marzo 2026. L’obiettivo è stato quello di salvare il monumento dall’abbandono e di valorizzarlo, rendendolo di nuovo un punto di riferimento sia religioso che culturale.
Tuttavia, proprio questo intervento ha dato origine a un acceso dibattito. Subito dopo l’inaugurazione, la Sovrintendenza ai beni culturali ha espresso forti critiche nei confronti di alcune scelte fatte durante i lavori. In particolare, è stata contestata l’installazione di alcune tele con immagini sacre, realizzate con materiali moderni e fissate alle pareti del monumento. Secondo gli esperti, queste soluzioni non rispettano l’aspetto originale del Calvario e rischiano di alterarne l’equilibrio architettonico. Inoltre, è stato evidenziato il possibile rischio di danneggiare le superfici restaurate proprio a causa del modo in cui queste strutture sono state applicate.
Per questi motivi è stata richiesta la rimozione di queste tele, dando origine a un contrasto tra l’amministrazione comunale e gli enti di tutela del patrimonio culturale.
In conclusione, il Calvario di Ostuni non è soltanto un monumento religioso, ma un vero e proprio simbolo della città.
Daniele Di Matteo 3D


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